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New York Free Portrait: Gianluca Vassallo fotografa la vulnerabilità umana

Created on 2014/10/7 | Update 2014/10/8 | 3077 reads
New York Free Portrait: Gianluca Vassallo fotografa la vulnerabilità umana

New York, ultima domenica di settembre, c'era tanto sole che sembrava quasi di stare in Sardegna. Con i 37 colleghi/coinquilini di StartupsMansion ci dirigiamo in carovana a Coney Island, la spiaggia della Grande Mela. Davanti ai chioschetti, noto un ragazzo per strada che, indossando un cartello con su scritto “Free Portrait”, offriva ritratti fotografici ai passanti. Mentre puntava l'obiettivo su di noi, ho chiesto a Gianluca Vassallo di raccontarmi "Free Portrait".  di Monica Mureddu


 

Cos'è FreePortrait? Qual è il significato della tua produzione artistica?

Free Portrait è un progetto si colloca nel fusso dell’estetica relazionale. L’atto della produzione artistica, difatti, diventa, al contempo, luogo dell’interazione viva tra artista e audience, non già perché lo sguardo soggetto si offra a quello del fotografo, ma per la natura  stessa del processo che mette in moto questa decisione: Io attendo in piedi, in silenzio, in aree snodo della città, indossando un cartello con su scritto “Free Portrait” che risponde ad un fare che abita New York con le decine di cartelli “Free Avdice”, “Free Poems”, Free  Energy”, “Free Hugs” che nascondono, sempre, una mancia apprezzata nella stessa misura in cui i “Free Burger”, “Free Pizza”, “Free T-Shirt” nascondono sempre un acquisto che legittimi l’atto gratuito. 

 

In questo contesto, l’atto di gratuità che espongo, che prevede una gratuità concreta, senza condizioni, diventa il vero ostacolo - e in chiave artistica la “sfida relazionale” - alla riuscita di un atto di gratuità, di dono. In ultima analisi le persone fotografate non ricevono semplicemente un’immagine gratuita, ma la testimonianza di una nuova opportunità offerta al bisogno, umanissimo, di accogliere gli atti di generosità, di accogliere il dono, di riconoscere nel prossimo, nell’estraneo, un portatore di sincerità e di possibilità. 

 

Perché hai scelto proprio New York?

Questa non è una città, ma qualcosa di diverso, di indefnibile, che - in qualche misura - offre  l’opportunità di credere nell’umanità per troppe ragioni, tutte inesaustive, ma sopra ogni cosa, per la sua vulnerabilità. Ogni giorno milioni di persone, d’ogni provenienza etnica, culturale, religiosa, sociale, d’ogni orientamento sessuale, politico, poetico si assembla nelle piazze, nei parchi, nelle metropolitane. Ognuno costretto all’altro, l’altro costretto al sè. Ciascuno potenzialmente un kamikaze, un assassino seriale, un neonazista, un cretino armato dotato della possibilità evidente di agire nel clamore dei numeri, di produrre una strage, nella città occidentale con la ferita più calda. Ma nella verità il caso genera un esperimento di pace formidabile, una interazione che fa tutto un altro rumore che quello della morte.

 

 

 

A che punto è il tuo progetto? Hai previsto mostre o pubblicazioni?

Il progetto è ad un terzo del suo cammino, 1300 ritratti sono già realizzati. L’obiettivo ottimale, quello che vorrei raggiungere, sono 5000 ritratti. Sono in progetto una mostra e un libro, che saranno entrambi a cura di Peter Weiermair. Abbiamo immaginato la mostra come elemento itinerante che, partendo da New York, attraversi l’Europa e approdi in Oriente. Le mostre dovrebbero avere inizio a metà del 2015.

 

Nella foto: StartupsMansion equipe


Grazie Gianluca! In bocca al lupo per il tuo progetto!

Monica Mureddu

 

Link Box

www.freeportrait.org

Facebook Page

@_vassallo







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