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Asinara: luci e ombre del fotografo Marco Delogu in mostra a Cagliari

Created on 2018/1/24 | Update 2018/1/24 | 2666 reads
Asinara: luci e ombre del fotografo Marco Delogu in mostra a Cagliari

A Cagliari fino al 28 febbraio una mostra e un libro fotografico attraverso gli scatti di Marco Delogu e le parole dello scrittore Edoardo Albinati raccontano l’isola dell'Asinara, un paradiso naturale un tempo luogo di detenzione e di esilio.


Area protetta naturale, paradiso per le specie animali e vegetali, terra in cui mare e monti si compenetrano dando vita a paesaggi suggestivi. Ma proprio su questi scenari bucolici, fino a pochi anni fa se ne stagliavano altri decisamente più aspri, cupi, quelli delle carceri che per lungo tempo hanno modellato l’estetica e la cultura del territorio. È l’Asinara, isola del Mar di Sardegna dalla storia contraddittoria, terra di forti ossimori alimentati dalla bellezza sublime del paesaggio e dall’alterità fredda delle strutture detentive e sanitarie che nel corso dello scorso secolo ne hanno ridisegnato gli orizzonti. 

 

E proprio a quest’isola è dedicato l’ultimo progetto del fotografo di origini sarde Marco Delogu (Roma, 1960) dal titolo Asinara, uno studio – ma forse sarebbe più corretto dire una visione – che l’artista restituisce dell’isola attraverso una serie di 25 scatti. Un progetto che si snoda in due percorsi artistici: la mostra presso gli spazi della Fondazione Sardegna a Cagliari – visitabile fino al 28 febbraio – e la pubblicazione di un volume che vedrà le opere fotografiche di Delogu affiancate dai testi dello scrittore Edoardo Albinati, vincitore del Premio Strega 2016.

 

 

 

LA MOSTRA

“Ho scelto di lavorare sull’Asinara per via della sua storia e della sua geografia. Da bambino l’isola mi veniva narrata come una specie di inferno, e da ragazzo mi colpivano i racconti di un amico di famiglia, avvocato, che difendeva Renato Curcio e Raffaele Cutolo e andava a incontrarli sull’isola. Più tardi, a partire dal 1997, lavorando a Rebibbia per i ritratti di ‘Cattività’, avevo incontrato una serie di detenuti che erano stati all’Asinara, e dalle loro voci avevo ascoltato la storia delle rivolte di Fornelli. Non sono andato in Sardegna per moltissimi anni e per il mio ‘ritorno’ fotografico ho scelto un’isola che non conoscevo, così piena di ricordi dolorosi a contrasto con il grandissimo senso di bellezza e libertà che ora si prova”.

 

Con queste parole Marco Delogu spiega le suggestioni e le ragioni che lo hanno spinto a “lavorare sull’Asinara” per il suo ultimo progetto espositivo ed editoriale. La mostra, in corso presso la Fondazione di Sardegna a Cagliari, rientra nell’ambito di AR/S – Arte Condivisa in Sardegna, la piattaforma progettuale che alla promozione di mostre dedicate alla storia dell’arte sarda alterna progetti dedicati al presente, diffusi su tutto il territorio regionale. Al centro della nuova iniziativa di AR/S c’è il viaggio artistico alla scoperta dell’Asinara di Marco Delogu che, attraverso 25 scatti notturni, coglie l’isola nella sua essenza e nelle sue contraddizioni.

 

 

 

UN’ISOLA DAI TANTI VOLTI: PARADISO NATURALE E LUOGO DI ESILIO

Oltre a essere una terra dal patrimonio ambientale inestimabile, l’Asinara è fortemente connotata dalle metamorfosi territoriali legate all’umana costrizione, prima sanitaria e poi carceraria, che l’ha caratterizzata nel corso di oltre un secolo fino al 1997, anno di fondazione dell’Ente Parco.  Un paradiso naturalistico che è stato anche luogo di ‘esilio’ per i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che nell’isola hanno soggiornato per ragioni di sicurezza durante la stesura della requisitoria del Maxiprocesso. Ma l’Asinara è stato anche lo spazio di detenzione dei mafiosi Totò Riina, Leoluca Bagarella e Raffaele Cutolo.

 

Ossimori storici, ambientali ed emozionali che ritornano negli scatti di Delogu: “con le sue fotografie notturne, Marco Delogu raggiunge un punto inedito dove queste tensioni estreme sono sospese”, commenta Edoardo Albinati, per oltre 20 anni insegnante nel carcere di Rebibbia e vicino alle tematiche della detenzione. “Le figure e i profili si spogliano del loro significato e, se non ci fosse il titolo a ricordare la funzione che rivestivano (‘Check point’, ‘Il bunker’, ‘Ossario’), diventano meravigliosamente anonime. Misteriose sì, ma non più minacciose. La bellezza e il male, poli assoluti e intransitivi dell’isola, non vengono eliminati, né conciliati tra loro (impossibile) ma messi tra parentesi”.

 

Dove e quando

Fino al 28 febbraio 

Fondazione di Sardegna

Via S. Salvatore da Horta, 2 - Cagliari - Sardegna

 

 

Articolo di Desirée Maida pubblicato su Artribune il 22 gennaio 2018







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